Il casco è senza dubbio il dispositivo di sicurezza per eccellenza. Non si tratta di un accessorio superfluo, bensì dell’elemento più importante, per un motociclista, per salvaguardare la propria incolumità fisica.

Dopo qualche decennio di imprudenza, durante i quali ognuno poteva decidere se indossarlo o meno, nel 1986 è entrato in vigore in Italia la legge che ne obbliga l’utilizzo.

In un primo momento questo obbligo era esteso solo ai minorenni e agli adulti alla guida di motocicli superiori ai 50 cmc.

Qualche anno dopo, nonostante un po’ di riluttanza e qualche capriccio, ci siamo abituati ad indossarlo quotidianamente, considerando il casco il mezzo di protezione efficace che in effetti è! Ma per fare in modo che i caschi siano davvero protettivi, la case produttrici devono realizzarli e testarli nel rispetto delle norme imposte dalla Comunità Europea.

Come si capisce se un casco è omologato?

Partiamo da un presupposto: noi italiani - e gli europei in generale – abbiamo una delle regolamentazioni più severe in materia di omologazione caschi.

Questo significa che un casco omologato in Europa deve possedere delle caratteristiche, in termini di resistenza ed affidabilità, che in altri paesi extra UE non sempre vengono prese in considerazione.

Per capire se un casco è omologato, e che tipo di omologazione vanta, bisogna leggere l’etichetta al suo interno. Un prodotto omologato in Europa deve avere la sigla E3-05, dove la E indica Europa,  il numero 3 indica il paese di omologazione (in questo caso l’Italia) e 05 indica la versione ECE con qui è stato omologato.

A questa sigla si aggiungono le lettere P e J. P per i caschi omologati come integrali, J per i caschi omologati come Jet e PJ per i caschi crossover che si possono usare con o senza mentoniera.

Immagine tratta da https://www.nolan.it/it/company/page/sicurezza In Italia, ancora di più rispetto alla media europea, siamo davvero meticolosi in fatto di leggi e regolamenti sulla qualità e l’omologazione dei caschi; un altro buon motivo per preferire un acquisto Made in Italy!

Cos’è il valore di HIC?

Parlando e leggendo dei testi sull'omologazione dei caschi, ci si imbatte spesso nell’acronimo HIC: head injury criterion. Quello di HIC è un valore che viene determinato durante i testi per l’omologazione dei caschi.

In pratica, durante i test, il casco viene posto a protezione di una testa finta con al suo interno degli accelerometri. Questi sistemi hanno il compito di analizzare l’accelerazione massima, per dar modo ai tester di calcolare i danni subiti dalla testa in caso di incidente.  


A quali test viene sottoposto un casco in Italia?

Prima di essere riconosciuto idoneo dal Ministero dei Trasporti Italiano ed entrare nel mercato, un casco deve superare una serie di prove molto rigide. La normativa ECE/ONU prevede che vengano effettuati dei test sull’assorbimento degli urti, sui sistemi di ritenzione e sullo scalzamento.

In pratica ci si assicura che la calotta assorbisca la forza d’urto, che il cinturino tenga l’impatto e che il casco non voli via dopo un incidente. Anche la visierina del casco è soggetta a test, durante i quali si effettuano prove ottiche e di resistenza agli impatti. In questo modo ci si assicura che la visiera garantisca una visione ottimale della strada e protegga il volto del motociclista da detriti e una certa pressione d’impatto.

Questi sono test effettuati dalla casa produttrice del casco. In un secondo momento, nel rispetto delle normative europee, le aziende consegnano i propri prodotti ad un laboratorio esterno – certificato dal Ministero - che ne confermerà o meno la qualità. Solo dopo questo doppio passaggio il casco potrà vantarsi dell’omologazione europea.  

SHARP, DOT, SNELL e le altre sigle

Qui elenchiamo alcune delle tante sigle che si possono trovare sull’etichetta di un casco omologato:

  • ECE/ONU è il casco omologato in Europa
  • DOT per i caschi omologati negli Stati Uniti d’America, non considerata valida in Italia
  • AU omologazione nazionale Australiana
  • JIS T: omologazione giapponese

Spesso abbiamo sentito parlare della sigla SNELL, ritenuta erroneamente una forma di omologazione anglosassone. La SNELL (dal nome del pilota Pete Snell scomparso in un incidente automobilistico) è una fondazione autonoma e no profit che opera negli Stati Uniti.

Nata per dare un contributo importante al miglioramento degli standard di sicurezza, la SNELL si occupa di testare i caschi con prove più approfondite – a volte ritenute anche eccessive - rispetto al DOT (United States Department of Transportation).

Quella di SNELL non è quindi un’omologazione di per se, ma una certificazione ulteriore e più completa che garantisce degli standard di qualità ancora più alti rispetto a quanto richiesto dal Ministero dei Trasporti. Lo SHARP è invece il metodo di valutazione della protezione dei caschi implementato dal governo britannico.

A differenza di quanto accade in Europa, questo metodo non fornisce un risultato secco (casco omologato o casco non omologato) ma valuta i prodotti assegnandogli delle stelle. Un po’ come per gli hotel, un casco con 1 stella avrà il minimo indispensabile, un casco con 5 stelle sarà il massimo in fatto di protezione.

I test SHARP comprendono anche una prova per l’impatto obliquo, ma paradossalmente non tengono in considerazione le verifiche sullo scalzamento e la tenuta del cinturino.

Dal sito SHARP: https://sharp.dft.gov.uk/sharp-testing/ Ricapitolando, ci sono tre punti che devi tener presente riguardo al tuo casco:

  • deve avere una certificazione europea o equivalente, altrimenti rischi delle multe salate
  • se hai un casco crossover, controlla che abbia la sigla PJ, che ti assicura protezione con e senza mentoniera
  • indossa e allaccia sempre il tuo casco: vale la pena avere un po’ di caldo o spettinarti i capelli, per tenere la zucca al sicuro!