LA STORIA ED IL SUCCESSO DELLA PIÙ FAMOSA CASA MOTOCICLISTICA BRITANNICA


Dopo aver parlato di uno dei più grandi marchi a stelle strisce (l’Harley-Davidson), non potevamo che porgere un piccolo omaggio ad una delle più grandi case motociclistiche europee: la Triumph Motorcycle!

In quanto a leggendarietà, l’azienda britannica non è seconda a nessuno. La sua storia è ricca di successi e fallimenti, alti e bassi, miti e innovazioni. Ripercorriamo la sua ultracentenaria vita, partendo dalle umili origini fino ad arrivare al successo universale che la rende, oggi più che mai, uno dei capisaldi del motociclismo mondiale.

Il paragone con la storia dell’Harley-Davidson nasce spontaneo, vista anche la decennale concorrenza che unisce (e soprattutto separa) le due compagnie. Ma alla fine, solo una si accaparrerà un posto privilegiato nei nostri cuori. Quale sarà?


TRIUMPH MOTORCYCLE: LE ORIGINI DEL MITO


Non tutti sanno che nelle vene della britannica Triumph scorre del sangue tedesco. Siegfried Bettman, venditore di biciclette di Norimberga (città nella Baviera), si trasferì nella città di Coventry in Inghilterra alla fine del 1800. Dopo solo pochi anni, Bettman e il suo conterraneo Maritz Schultze furono attratti da una tecnologia che da lì a poco avrebbe rivoluzionato il mondo dei trasporti: il motore a combustione interna.

Il passaggio dalla vendita di biciclette alla motorizzazione di queste fu breve. Nel 1902 la prima Triumph (chiamata proprio N°1) vide la luce, in una versione molto primitiva di motociclo. In realtà la si potrebbe definire una sorta di bicicletta con telaio rafforzato e un motore da 2,25 cavalli.

Solo una manciata di anni dopo, il secondo e più completo esperimento della Triumph venne fuori dalla linea produttiva di Coventry. Si trattava della Model 3HP, modello che vantava un motore monocilindrico da 363cc e una velocità massima di 70km/h. Un modello che passerà alla storia, considerato che la Model 3HP è la prima motocicletta costruita interamente nel Regno Unito.


TRIUMPH MOTORCYCLE: LA GRANDE GUERRA E LA GRANDE CRISI



Come spesso è accaduto nel corso del ‘900 (vedi la storia dell’Harley-Davidson), l’arriva della Grande Guerra ha segnato un sconvolgimento importante anche per l’azienda di Bettman e soci. Visto la qualità delle motociclette, la Triumph fu scelta dall’esercito britannico per fornire un mezzo di trasporto sicuro e agile ai propri militari. Allo stesso modo, anche il servizio postale di Sua Maestà decise di sostituire le bici con le moto.

Il primo scoglio della storia di Triumph era molto vicino: Bettman spingeva per far entrare l’azienda nel mondo delle quattro ruote, Schultze non era d’accordo e lasciò l’azienda, la Grande Depressione e le scelte sbagliate fecero il resto.

Bettman decise di tenere duro con la linea produttiva delle automobili e lascio andare prima la divisione bici e poi quella motocicli. Jack Sangster, capitano di una forte impresa meccanica, non perse l’occasione e si accaparrò il settore motociclette.

Sangster puntò forte sulla sua visione moderna di motocicli, cercando di spingere sull’acceleratore e conquistare il mercato delle due ruote motorizzate a suon di monocilindrici. Il punto di svolta ci fu nel ‘37, anno cardine nella storia di Triumph, grazie alla nascita della serie Tiger e Speed Twin.


TRIUMPH MOTORCYCLE: SECONDA GUERRA MONDIALE E DOPOGUERRA

Ancora una volta, fu la Storia a bussare alla porta della Triumph. Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, la produzione della casa britannica fu dirottata su modelli che sarebbero serviti all’esercito inglese. Inoltre, nel 1940 la flotta aerea tedesca rase al suolo lo stabilimento di Coventry della Triumph.

Ma in virtù dello spirito caparbio dei britannici, la Triumph non si arrese e si limitò a trasferire per un periodo la produzione in una cittadina dei dintorni. Dal secondo dopoguerra, comincia per la Triumph una parabola in ascesa che la porterà al punto di massimo successo della sua storia.

La conquista del cuore degli americani fu un conseguimento importante per l’azienda inglese, che si faceva sempre più tenace concorrente dell’Harley-Davidson. Un ruolo fondamentale lo giocò ancora una volta il cinema: nel 1953 le moto britanniche apparirono ne “Il Selvaggio” di Marlon Brando, mentre nel 1963 divenne famosissima la scena di Steve McQueen che salta una recinzione con una Triumph Trophy in “La Grande Fuga”.

Il grande schermo aveva puntato i riflettori su uno stile di vita ribelle e libero, che nell’immaginario collettivo portava la firma di brand come Triumph e Harley-Davidson appunto.

Ma una grande minaccia attendeva dietro l’angolo i due leader anglofoni del motociclismo mondiale: le moto giapponesi, con il loro carico di tecnologia, avevano fatto capolino anche degli Stati Uniti e in Europa.

L’azienda di Coventry cercò di difendersi puntando sulla maneggevolezza dei propri mezzi, la leggerezza dei telai e un baricentro più basso. Le Triumph restavano tra le moto più piacevoli da guidare e quelle con la migliore tenuta di strada.


TRIUMPH MOTORCYCLE: LA CRISI E LA RINASCITA

Tra gli anni ’70 e ’80 la Triumph rischiò la chiusura più di una volta, tra cambi di proprietà, trasferimenti di stabilimenti e scioperi dei propri dipendenti. Ma quando tutto sembrava ormai perduto per l’industria motociclistica inglese, entrò in gioco John Bloor, imprenditore immobiliare che decise di investire fondi personali nel sogno inglese sue due ruote.

A suon di modelli Boneville e dopo il trasferimento nella cittadina di Hinckley (attuale sede dell’azienda), l’imprenditore inglese studiò un piano d’azione per riportare la Triumph alla grande e meritata gloria del passato.

L’apice di questa rinascita fu toccato nel 1994, quando Triumph presentò al mondo la sua Speed Triple: una moto dal carattere forte e dall’aspetto aggressivo, che rubò gli occhi e cuori di tutti gli appassionati delle due ruote.

Per quasi un decennio la produttività e la gloria di Triumph crebbero, proprio come ai vecchi tempi. Ma proprio come era già capitato in passato, ci pensò il destino a “ridimensionare” l’esplosione produttiva dell’azienda di Hinckley. Se durante la Seconda Guerra Mondiale era stato un bombardamento a mettere in ginocchio l’azienda, nel 2002 fu un incendio a distruggere i magazzini e la fabbrica di Bloor.

Ma ancora una volta, con grande spirito di abnegazione e tanto tanto coraggio, la Triumph seppe ricostruire, e in men che non si dica vide la luce un altro gioiello della casa: la Daytona 600.

Il resto, più o meno, lo sappiamo. Triumph resta oggi una delle aziende più importanti ed apprezzate del panorama motociclistico. Il suo stile inconfondibile, l’eleganza e l’aspetto vintage di molti suoi modelli l’hanno resa un punto di riferimento per la categoria Cafè Racer.

Le due ruote nate dalla visione e dall’intraprendenza di Siegfried Bettman continuano ad apparire in film, serie tv e videoclip. Tante celebrità cavalcano le Triumph con orgoglio, aumentandone la celebrità e il prestigio ad ogni angolo della Terra.

Ancora una volta, il sogno di liberà su due ruote è salvo. Il merito va in parte anche a questa azienda che, tra una peripezia e l’altra, è riuscita a rimanere fedele al suo sogno e rappresentare per decenni un faro per motociclisti di tutto il mondo.

Qui trovi anche la storia del mito Harley-Davidson!

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