Un viaggio attraverso le origini, l’evoluzione e il successo mondiale dell’azienda motociclistica bolognese

 

Esistono aziende che per quanto famose ed amate riescono ad appropriarsi di un’immagine, una parola o un colore. Se parliamo del simbolo della mela, ci viene in mente subito una nota azienda americana che produce dispositivi tecnologici. Se leggiamo le parole “just do it”, la nostra mente corre immediatamente al celebre marchio di abbigliamento sportivo. Allo stesso modo, se consideriamo il colore rosso nel mondo dei motori, l’associazione è quasi scontata: Ferrari per le quattro ruote, Ducati per le due.

Ma come fanno queste aziende a raggiungere una posizione così privilegiata nella mente di milioni di persone in tutto il mondo? Come si costruisce una reputazione così solida da diventare istantaneamente associabili ad un’immagine o un colore?

Questa è la storia della Ducati, azienda di Borgo Panigale che da quasi cento anni è tra i leader mondiali delle due ruote, oltre ad essere un punto di riferimento indissolubile per gli amanti dei motori di tutto il mondo.



LE ORIGINI

Non tutti sanno – ed è anche difficile crederlo - che i primissimi anni di vita della Ducati non sono stati nel mondo del motociclismo. Nel 1926 infatti, l’ingegnere Antonio Cavalieri Ducati fondò la Società Scientifica Radio Brevetti Ducati, ditta specializzata nella ricerca e lo sviluppo di apparecchiature per la comunicazione radiofonica.

Nel corso del successivo decennio, la produzione della Ducati si spostò dagli apparecchi radio ai proiettori cinematografici, dai rasoi elettrici ai componenti per l’industria ottica.

Come per la quasi totalità delle aziende attive nella prima metà del ‘900, l’arrivo della Guerra Mondiale mischiò le carte in tavola, obbligando l’azienda di Borgo Panigale a convertire i suoi stabilimenti per la produzione militare.

Durante gli ultimi atti della Seconda Guerra Mondiale, l’azienda bolognese fu occupata e poi totalmente distrutta dalle truppe tedesche. Un grande colpo per il Signor Ducati e il resto dell’impresa, che però non si persero d’animo e trasformarono una grande difficoltà in un’enorme possibilità.


L’EVOLUZIONE

In pieno spirito post-bellico, la Ducati rinasce dalle sue ceneri come una fenice, e su indicazione della Istituto per la Ricostruzione Industriale si impegnò dal 1946 ad appoggiare la SIATA nella produzione del “Cucciolo”, un bicimotore monocilindrico dal grande successo commerciale.

Il primo passo di Ducati nel mondo delle due ruote era fatto. Il mondo motociclistico italiano – ed internazionale – non sarebbe stato più lo stesso.

Solo 1954 ci fu l’effettiva scissione dell’azienda in due dipartimenti separati: Ducati Meccanica (per la realizzazione di motoveicoli) e Ducati Elettrotecnica (che proseguiva il lavoro svolto dagli inizi). Il 1954 fu un anno fondamentale per l’azienda bolognese, che accolse tra le sue fila Fabio Taglioni, l’ingegnere che nei decenni successivi regalò a Ducati e al mondo progetti innovativi come il motore V2, la distribuzione desmodromica e il telaio a traliccio.

Come per molti altri marchi motociclistici internazionali, l’ingresso nel mercato dei modelli nipponici fu un terremoto per la casa di Borgo Panigale. La scelta di mettere in secondo piano la produzione di moto, per concentrarsi sulla realizzazione di motori diesel, fu un ulteriore passo verso il baratro.

Dal 1975 alla dirigenza della Ducati si alternarono diverse organizzazioni: dapprima operò sotto il controllo statale dell’Ente partecipazioni e finanziamento industrie manifatturiere, poi le redini passarono alla VM Motori di Cento (Ferrara), fino all’intervento della Cagiva nel 1985.

È nel 1996 che l’azienda bolognese perde la gestione italiana, dopo essere acquistata dalla Texas Pacific Group, società d’investimento statunitense attiva già in imprese come la Piaggio, la Motorola e la Continental Airlines. Gestione “straniera” che è durata fino al 2006, anno in cui la Ducati è tornata nelle italianissime mani di Andrea Bonomi. Nel 2012 il controllo passa di nuovo in mani estere, con l’ingresso della tedesca Audi ai vertici della casa motociclistica bolognese.



LE COMPETIZIONI, I GRANDI PILOTI E IL WORLD DUCATI
WEEK

L’ingresso di Ducati nelle competizioni sportive è strettamente legato all’arrivo del progettista Fabio Taglioni negli stabilimenti del marchio, a metà degli anni ’50. I primi grandi successi della casa furono firmati dal grande Mike Hailwood negli anni ’60.

Il nome dell’azienda bolognese è fortemente collegato anche alla Superbike, categoria in cui milita dal primo anno di fondazione, nel 1988. L’esordio in Moto GP risale invece al 2003, anno in cui si affaccia al campionato mondiale con la Desmosedici di Loris Capirossi e Troy Bayliss.

Alla guida delle “rosse” di Borgo Panigale, tra Superbike e MotoGp, si sono susseguiti alcuni dei migliori piloti della storia delle due ruote. Oltre ai già citati Hailwood, Capirossi e Bayliss, meritano una citazione campioni come Carl Fogarty, Casey Stoner, Marco Melandri, Nicky Hayden, Valentino Rossi, Andrea Dovizioso, Jorge Lorenzo e Danilo Petrucci.

Dal 1998, ogni anno, la Ducati organizza l’attesissimo World Ducati Week: un evento di una settimana dedicata al mondo Ducati, ai suoi tifosi e ai suoi campioni. La manifestazione riunisce migliaia di appassionati da tutto il mondo, intrattenendo il pubblico con show in pista e fuori, personaggi famosi e i piloti di Ducati Corse.

Nel 2018, il WDW ha chiamato a raccolta circa 90.000 appassionati a Misano Adriatico, a conferma che l’amore del nostro paese per il marchio rosso motociclistico non potrà mai tramontare! 


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