Continua il nostro viaggio alla scoperta degli equipaggiamenti in dotazione ai motociclisti. Abbiamo già parlato, tra le altre cose, di scarpe, del neck brace e delle tute con airbag. Oggi, però, la nostra attenzione è tutta per la gobba della tuta! Sono circa tre decenni che le vediamo spuntare dalla schiena dei nostri piloti preferiti, ma sappiamo davvero perché è nata e a cosa serve?

A cosa serve la gobba?

Questo eccezionale accessorio nasce, alla fine degli anni ’80, per la necessità di ottimizzare l’aerodinamica dei piloti in pista. Tra i primi a comprendere la necessità di un equipaggiamento del genere spunta il nome di Loris Reggiani, pilota e telecronista forlivese.

Aerodinamica

L’idea era quella di conferire alla tuta e al pilota una forma ad “uovo”, così da tagliare meglio l’aria e sfruttare al massimo la velocità nei rettilinei. L’aria, dopo esser transitata sul cupolino e il casco, tenderebbe a scendere nell’incavo tra collo e schiena e creare turbolenze. Con la gobba questo non accade e l’aria viene canalizzata uniformemente sulla schiena.

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Protezione

Affermare che la gobba sia un elemento di protezione per il pilota sarebbe sbagliato. Non nasce per questo obiettivo e non ne ha le caratteristiche adeguate, né in termini di materiali che di dimensioni. Rimane però il fatto che, in caso di caduta, la gobba rappresenta un sostanzioso elemento che si frappone tra la schiena del pilota e il duro asfalto, riducendo la forza d’urto e quindi i possibili danni alla colonna spinale. Se la dinamica di un incidente portasse la testa ad un repentino scatto all’indietro, la presenza della gobba potrebbe fungere da “cuscino” per evitare un movimento scomposto del collo.

Praticità

Come già detto, la gobba è nata per motivi di aerodinamica. Ma una volta installato questo ingombro sulle spalle dei piloti, bisognava sfruttarlo al massimo. Ecco perché, oltre ad essere un aiuto per andare più forte e (parzialmente) per proteggere la schiena, la gobba è spesso utilizzata come alloggio per alcune comode funzionalità. Molti professionisti, ad esempio, vi ripongono una sacca morbida con acqua o integratori minerali, per rimanere idratati durante le gare nei circuiti più afosi del mondo.

Pro e contro

Se parliamo di aerodinamicità, ovviamente la gobba è un grande alleato per la guida veloce. La protuberanza sulla schiena aiuta il pilota a penetrare meglio l’aria, in modo da sforzare meno i muscoli e avere un assetto più compatto. Riguardo all’argomento “protezione”, bisogna essere chiari: la gobba non nasce come elemento di protezione, può essere d’aiuto in alcuni casi, ma non è stata progettata come dispositivo di sicurezza. Inoltre, nei casi d’incidente, la gobba può essere anche un intralcio per le operazioni di soccorso.

Per tenere un po’ più al sicuro la propria spina dorsale è meglio puntare su un solido paraschiena, realizzato esclusivamente per proteggere da urti e scivolate. I paraschiena di qualità sono elementi flessibili, regolabili e ventilati, quindi molto comodi da indossare sotto la giacca o la tuta. Il massimo, in termini di protezione, si ottiene con i dispositivi airbag di ultima generazione da integrare in tute e giacche. Il sistema si attiva in maniera automatica in caso di caduta o urti violenti.

Dopo poche decine di millisecondi l’airbag esplode e si frappone tra il corpo del pilota e l’asfalto. In questo modo - in base al modello scelto - i motociclisti riescono ad avere maggiore protezione per spalle, collo, clavicole e colonna vertebrale. In conclusione, la gobba è un elemento quasi irrinunciabile per i motociclisti professionisti e per chi vuole dare il massimo in pista.

Tu hai provato a girare in pista con e senza gobba? Hai notato una differenza in termini di prestazioni e facilità di guida? Raccontaci la tua esperienza!