Correva l’anno 1992 e il pilota australiano Mick Doohan, reduce da una stagione da 14 podi, aveva iniziato il campionato nel migliore dei modi, dominando e vincendo 5 delle 7 gare fino ad allora disputate.

A sbarrargli la strada verso il successo, ci si mise però lo sfortunato circuito di Assen: già l’anno precedente, su questo terreno, Doohan aveva dovuto alzare bandiera bianca e ritirarsi.

Durante le qualifiche, Mick fu protagonista di un grave incidente che lo portò ad un passo dall’amputazione della gamba. Grazie ad una forza d’animo senza eguali e a uno staff medico visionario (capitanato dal Dottor Costa ), Doohan tornò alle corse e tra il 1994 ed il 1998 vinse per cinque volte consecutive il Campionato Mondiale della classe 500. Ma cosa c’entra il freno posteriore a pollice con la particolare storia di Mick Doohan?  


Cos’è e come funziona il freno posteriore a pollice

A causa di questo grave incidente, per il pilota australiano diventò impossibile dosare col piede la forza necessaria per la frenata. Così la Brembo progettò un comando manuale che, posto alla sinistra del manubrio, gli permetteva di gestire il freno posteriore col pollice.

Questo sistema di frenata “a mano” può sostituire del tutto la pompa posteriore a pedale oppure semplicemente integrarla. I due sistemi, infatti, possono essere utilizzati parallelamente, ricorrendo ad una valvola distributrice.  


Chi ricorre al freno posteriore sul manubrio?

Dopo di Doohan, il freno posteriore a pollice cadde per anni nell’oblio, in virtù del fatto che le moto non potevano prescindere dell'utilizzo della frizione per scalare le marce. Quindi la mano aveva già il suo bel da fare. Le cose cambiano radicalmente quando entrano in gioco l'elettronica e le moto a 4 tempi: la frizione viene usata sempre di meno, liberando e sgravando la mano dal suo compito principale.

Tanti piloti professionisti, chi per curiosità e chi per necessità, hanno deciso di provare questo sistema per capirne i benefici sulla guida.  


Quali sono i vantaggi?

Alla fine degli anni ‘90, quando Doohan tornò a vincere e a dominare dopo quel terribile infortunio, ci fu chi attribuì al freno posteriore a pollice la sua rinnovata fortuna. In effetti, rispetto al freno a pedale classico, questo sistema è più facile ed intuitivo da utilizzare: il grande vantaggio sta nell’avere maggiore sensibilità della frenata, potendo dosare con le dita la pressione sul freno.

Col caro e vecchio freno a pedale le difficoltà di frenata non sono trascurabili, soprattutto durante una curva a destra. In questo modo invece, per la felicità dei piloti coi “piedoni”, si evita il rischio di strisciare lo stivale del piede destro con l’asfalto. Inoltre, può succedere che col carico dell’accelerazione si tenda a frenare più del dovuto nel tentativo di correggere una sbandata. Ma grazie alla possibilità di controllare la frenata posteriore con le mani, si può avere un controllo più preciso, magari correggere e bilanciare la moto più agevolmente.

Realizzate in alluminio, le pompe del freno posteriore a pollice sono regolabili nella distanza grazie alla vite micrometrica. Inoltre presentano un ottimo rapporto di leva, così da non dover agire una pressione troppo forte, cosa che potrebbe creare degli scompensi sul manubrio.  


Quali piloti usano il freno posteriore sul manubrio?

Una volta “riesumato” questo grande alleato della frenata, c’è stata una specie di corsa alla riscoperta dei suoi vantaggi. C’è chi ha montato un freno a pollice e chi un freno a indice, c’è chi lo utilizza in parallelo col pedale tradizionale e chi invece non può più farne a meno.

Tra i professionisti delle due ruote che lo usano ci sono nomi importanti, come quelli Marco MelandriDanilo Petrucci, Tom Sykes e Chaz Davies. Nel 2013 Marco Melandri ha provato il freno posteriore a indice, per poi passare al freno posteriore a pollice per ottenere una maggiore sicurezza: durante un incidente, infatti, la mano gli si era incastrata tra la levetta del freno e la frizione.