UN PICCOLO VIAGGIO ATTRAVERSO I MOTORCYCLE CLUBS, LA LORO FILOSOFIA E LE REGOLE

Da Easy Rider a Sons of Anarchy, da Born to Be Wild a Free Bird, tutti noi guardando film e ascoltando musica abbiamo sognato le distese infinite delle autostrade americane. Una lingua d'asfalto che spacca a metà le grandi montagne, un tappeto perfetto da calpestare con la nostra moto in cerca di libertà e orizzonti mozzafiato.

La vita del motociclista wild è così: una continua ricerca di adrenalina, macinando chilometri su chilometri col vento in faccia e i problemi lasciati alle spalle. Non è troppo difficile capire perché, nel corso dei decenni, il sogno della libertà su due ruote abbia fatto breccia in così tanti cuori.

Molti bikers hanno deciso di non rinunciare a questo sogno, concedendosi qua e là delle giornate di totale fuga dalla vita quotidiana. Altri ne hanno fatto un religione, vivendo ogni minuto della propria vita in cerca di nuove avventure in sella alla loro moto.

Sia gli uni che gli altri amano condividere la propria “dipendenza da asfalto” con altri appassionati, chi partecipando a motoraduni e chi iscrivendosi a veri e propri club motociclistici.

Motowide oggi vi porta alla scoperta dei Motorcycle Clubs, i gruppi di centauri che tra libertà e anarchia, legge e criminalità, incarnano il vero spirito della filosofia Born to Be Wild!

 

LE ORIGINI

L’alba dei Motorcycle Clubs (MC) risale al secondo dopoguerra, in un paese – gli Stati Uniti d’America – completamente scosso dal conflitto mondiale e da una generazione di giovani che desiderava creare una forte spaccatura con la società e lo stato delle cose.

Nati dalle viscere dell’America più conservatrice, ma allo stesso tempo specularmente anarcoide, i primi gruppi motociclistici riunivano veterani della guerra e giovani alla ricerca di una vita eccitante e fuori dagli schemi.

L’opinione pubblica ne venne tristemente a conoscenza nel ‘47, quando la cittadina di Hollister (California) venne messa sottosopra da un’orda di motociclisti violenti e in molti casi ubriachi.

L’American Motorcyclist Association cercò di correre ai ripari, dichiarando che il 99% dei motociclisti fossero persone oneste e rispettose della legge. Allora nacque il mito dei “Onepercenters”, titolo col quale i motociclisti si presentano al mondo come soggetti al di sopra delle leggi della società. Ancora oggi, sulla giacca di molti bikers, è possibile scorgere un rombo con la scritta “1%”, portato con orgoglio come simbolo unicità e spirito ribelle.

Nel 1953, Marlon Brando portò sul grande schermo “Il Selvaggio”, film cult che consacrò al mondo intero il mito del motociclista disubbidiente e libero da tutte le costrizioni imposte. Da lì in poi, i Motorcycle Clubs sarebbero cresciuti a dismisura, scavalcando le barriere degli Stati Uniti e conquistando ogni angolo dell’occidente a suon di rombo di motore.


“Non si va in nessun posto! Questo lo facevano i nostri nonni. Si va, e via: il sabato ci si trova assieme e si va fuori. L'importante è scappare, andare a tutto gas ogni tanto.”
 (dal film "Il Selvaggio")

 


LE BANDE

La bande di motociclisti sono strutturate come delle vere e proprie organizzazioni militari, con una gerarchia ben definita e delle regole molto severe. I gruppi sono disciplinati da principi come l’onore e la fratellanza, il rispetto e lo spirito di corpo. Non a caso, quando si parla dei valori fondanti dei MC, si fa riferimento alla Biker Brotherhood.

Per ogni tipologia di motociclista o gruppo motociclistico esiste una denominazione, molto rigida e ben definita. Eccone una breve spiegazione:

  • free bikers, sono quei motociclisti che non appartengono a nessuna banda, perché troppo giovani o perché vogliono essere totalmente liberi;
  • free group, sono free bikers che girano insieme, ma non sono registrati ad alcuna associazione;
  • suppoter, sono biker che non fanno parte di un MC ma ne supportano uno da esterni;
  • supporter group, sono supporter che appoggiano ufficialmente un MC e ne portano i colori e la relativa supporter patch;
  • MC o Motorcycle Clubs, organizzazioni divise in chapters (sedi) con una gerarchia ben delineata e uno statuto;

Segno distintivo dei MC ufficiali sono le cosiddette “3 piece patches”, ossia le 3 pezze cucine al gilet che indicano rispettivamente:

  • top rocker, la pezza superiore, col nome del gruppo
  • bottom rocker, la pezza inferiore, col nome della località di provenienza del chapter
  • MC rocker, la pezza centrale, col logo del club

I più grandi e famosi Motorcycle Clubs al mondo sono definiti “Big Four” e sono i Bandidos dal Texas, gli Hells Angels dalla California, gli Outlaws dall’Illinois e i Pagans dalla costa est degli Stati Uniti. Gruppi motociclistici nati tra gli anni ‘50 e ‘60 negli USA, ma che oggi hanno migliaia di affiliati sparsi in tutto il mondo.

Tra i diversi MC c’è un innato antagonismo, che spesso sfocia in un’aspra rivalità e a volte anche in atti di violenza. Non è raro leggere, tra le righe di cronaca, di qualche rissa scaturita tra due gruppi che si sono “calpestati i piedi”.

 

LA FILOSOFIA

Come ogni fenomeno di grandezza mondiale, anche all’interno dei gruppi motociclistici esiste una grande eterogeneità di componenti. Non è corretto dire che i MC siano nati come associazioni criminose, né tanto meno che siano composti esclusivamente da fuorilegge e delinquenti.

Allo stesso tempo però, bisogna ammettere che – soprattutto negli USA – le bande di bikers sono state spesso il fulcro di gruppi dediti allo spaccio di droga e al contrabbando di armi. Una vita così al limite ha spesso attirato personaggi che, non riuscendo a trovare il proprio posto nel mondo, hanno deciso crearsene uno al di fuori di tutte le regole.

Alla base della filosofia dei Motorcycle Clubs ci sono valori tradizionali come la fratellanza, l’amicizia e la fedeltà. All’interno dei gruppi vige un forte principio di mutuo soccorso e di reciproco rispetto. Analogamente a quanto succede sia nei gruppi militari che in quelli criminali, la priorità è quella di proteggersi le spalle a vicenda e garantire la sicurezza delle rispettive famiglie.

L’imperativo è quello di vivere la vita un centimetro di asfalto alla volta, non accontentandosi di quel che può essere una vita ordinaria, ma andando sempre oltre. Proprio come dicono gli Steppenwolf in Born to Be Wild:


“Prendi il mondo in un abbraccio d’amore
fai fuoco con le tue pistole contemporaneamente
ed esplodi nello spazio”

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